lunedì 14 gennaio 2013

GABER 10 ANNI DOPO. IL RICORDO DI AMICI, COLLEGHI E CONOSCENTI DI UN UOMO SENZA ETA'



“In un tempo di rassegnata decadenza serpeggia la paura nascosta dall'indifferenza. In un tempo così caotico e corrotto, in cui da un giorno all'altro ci può succedere di tutto. In un tempo esasperato e incongruente con tanta, tanta informazione che alla fine uno non sa niente… Ma io ci sono, io ci sono io come persona ci sono, io come persona ci sono ancora io coi miei sentimenti ci sono, io coi miei sentimenti ci sono ancora io con la mia rabbia ci sono, io con la mia rabbia ci sono ancora io con la mia voglia di cambiare ci sono”.

Li avete riconosciuti? Sono i versi di “Io come persona”, canzone di Giorgio Gaberscik (o, più semplicemente, Gaber, detto anche “signor G” dai suoi estimatori) tratta dall’album del 1994- 95 “E pensare che c’era il pensiero”. Sono passati 10 anni dalla scomparsa di un artista a 360°, che ha lasciato indissolubilmente il segno nel panorama italiano.


Lo scorso novembre è stato pubblicato l’album “Per Gaber… io ci sono”, in cui cinquanta cantanti italiani, tra cui Celentano, Battiato e Vecchioni, hanno voluto ricordare con 3 cd il cantautore, regista e attore teatrale milanese.
Sandro Luporini, storico amico di Gaber e suo coautore, ha voluto svelare nel libro “G. Vi racconto Gaber”(Mondadori editore), tanti ricordi che irrompono tra le pagine con forza, dall’incontro per la prima volta in un bar di via Procaccini in una Milano con grande fermento artistico, all’ evoluzione e crescita come artista, alle discussioni per la ricerca di un’anche piccola verità.


“Qualsiasi avvenimento - che riguardasse il costume, il personale, il sociale o il politico - era per noi un osso da rosicchiare fino in fondo. Giorgio poi, quando si immergeva in un tema, non ce lo toglievi più. Io invece a volte divagavo. L’ironia è sempre stata alla base di qualunque conversazione”. 
Queste le parole di Luporini in un’intervista al giornale “La stampa”. “Con Luporini scriveva lavori costruiti bene e soprattutto mangiati, masticati, digeriti, sputati e ripresi. Ovvero meditati, sofferti, discussi, faticosi, mai buttati lì con facilità. Come tutte le cose che contano, le sue erano opere vissute”, scrive Dario Fo al “Corriere della sera”.
Curiosità: Gaber imparò a suonare la chitarra a otto-nove anni, per svolgere una rieducazione motoria in seguito a  un brutto infortunio al braccio(che gli procurò una lieve paralisi alla mano), tanto che da adulto svelò che tutta la sua carriera nacque da quella malattia. Gaber c’è voluto sempre essere, è stato attore protagonista della sua vita, libero e coraggioso anticonformista, un sognatore e un combattente per un mondo migliore. D'altronde, come lui stesso cantava, “La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione".







5 commenti:

  1. Ciao carissima, ti potrebbe interessare questo video:
    http://www.video.mediaset.it/video/terra/full/362489/benvenute-al-sud---9-dicembre.html

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Grazie Francesca! All'inizio non avevo capito il perchè del video, ma al minuto 23 circa ho visto che inizia a parlare della mia siracusa e della triste situazione di disoccupazione in cui si trova... ho il cuore piccolo piccolo davanti a queste realtà...

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    1. In effetti non c'entra con il tuo post ma non sapevo dove mandartelo.

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